Collegamenti sinapsici Down. E non solo quelli.
La prima (quasi) settimana di università è andata. Risultati principali? Come mi faceva notare uno dei miei osti di fiducia mentre cercava di interpretare un'ordinazione particolarmente sconclusionata, si è accellerato il processo di fusione delle mie già agonizzanti cellule cerebrali.
In sintesi, sono stanco morto. Ma non male davvero devo dire, mi diverto. A parte l'euforia paradossa di sapere di dover dare un esame guardando spezzoni di reality (oddio...) e di telefilm (yeah!), e la consapevolezza che aver fatto economia un minimo di vantaggio me l'ha dato: la capacità di capire, nonostante le tre ore precedenti di sociologia, i deliri semimatematici del professore di Economia Politica. Per la serie, fare delle brutte esperienze comunque qualcosa di utile.
Per questa prima settimana di universitè ringraziamenti particolari a: il trio Acerrano che mi sopporta mentre mi trascino in giro con loro, Sabrina idem con patate (più i miei ritardi la mattina), Laura e Anna Maria che mi sorbiscono prima delle ore di Economia, Otello, il gatto più lento che abbia mai visto, ma soprattutto la masnada dei sosia: Signorini 1 e 2, Sylar, Ugly Betty (pur di avere quei posti ti elimineremo!), il Prof. "Uomo duttile" Scognamiglio, Doraemon, Franky Hi NRG (anche se in aula lo conosco solo io... il cantante intendo), ma soprattutto Checco Zalone e Kakà, ai quali qualcuno prima o poi andrà a chiedere un autografo. Spero di non aver dimenticato nessuno, e soprattutto che nessuno decida di prendermi a tranvate sui denti per questo sclero paradosso.
Si vede che lo stato di fusione è a livello critico, eh?
See ya!
Change!
E tempo di immani cambiamenti, con il nuovo orario dei corsi universitari. Con un immane ritardo (e si prospettano tempi duri per alleggerirlo) ricomincia la mia carriera universitaria. Non da 0, si spera, ma dipende molto dai parrucconi del consiglio universitario (me li vedo ad osservare il mio scarno curriculum con sguardi penetranti. Chissà se mi fischieranno le orecchie). Da uno o due, diciamo.
Dunque, si riparte da uno o due con l'università, e con essa si cerca di ritrovare un senso agli sbattimenti della vita (come sono filosofico), nonchè, ma questo al di fuori dell'ambito universitario, un modo per ridurre il Girovita, che fa troppo 22enne nullafacente sbracato in poltrona. Cosa che fin'oggi son stato, tra l'altro
Fatemi tutti quanti l'in bocca al lupo (se volete anche qualche in culo alla balena, anche se l'ho sempre trovato un filo più rischioso), e pregate che riesca a sopravvivere all'incasinata ridistribuzione dei corsi (se siete miei nemici probabilmente spererete non sopravviva. Beh, andate al diavolo!), che allego qui di seguito. Anzi no, mi scoccio di scriverla.
Au revoir, mondo!
Il bisogno di raggiungere risultati sempre maggiori, da dove viene?
Cos'è quell'impulso che ci spinge a cercare nuove mete, a trovare nuove strade, a migliorare... Trovare risposte, che portano a nuove domande, in una ricerca che sembra infinita.
Cos'è quest'impulso che porta l'umanità a crescere, ad evolversi, e a trovare nuove soluzioni ad ogni problema, che ci ha reso quel che siamo e che forse un giorno, neanche troppo lontano pare, ci distruggerà?
Il concetto di destino è sempre stato qualcosa di molto fumoso, ma non è difficile capire il perchè sia così sentito. C'è una meta a tutto questo? C'è una fine a questa strada? E se si, cosa c'è?
Ah, i quesiti esistenziali... (ah, le generalizzazioni in grande)
L'ultimo post che ho scritto, che non è quello appena più sotto, ho deciso di non pubblicarlo per non esser troppo preso per il culo per la mia sclerosi galoppante (e chi mi conosce bene sa a che livelli può arrivare...).
Lo sostituisco dunque con una citazione di Pennac (e non so chi ringraziare per avermelo fatto conoscere, visto il modo contorto in cui sono arrivato a leggerlo) che secondo me la dice molto sulla storia dell'ultimo secolo:
"Il trattato di Versailles ha prodotto tedechi vessati che hanno prodotto degli ebrei erranti che fabbricano palestinesi erranti che fabbricano delle vedove erranti incinte dei vendicatori di domani..."
Più che giusto a mio avviso. La sensazione è che la storia in realtà non sia altro che un grande meccanismo, dove una rotella centrale scandisce il ritmo di tutti gli ingranaggi che vi ruotano intorno, secondo un ciclo dai particolari di volta in volta diversi, ma che finisce per assomigliare sempre a se stesso. E l'uomo in se è troppo piccolo per capire se questo ciclo sia destinato a durare all'infinito, o se ha una fine quantomeno preannunciabile. Intanto, distrugge, ricostruisce, e spera di tirare avanti ancora un po'.
Ma forse, dirà qualcuno, è una visione del mondo fin troppo riduttiva.
E' un po' che non scrivo su questo blog.
Oddio, in realtà è un po' che non scrivo in generale, una serie di avvenimenti prettamente accademici ha avuto come effetto collaterale quello di abbattere la mia ispirazione letteraria, con il risultato che laddove avrei dovuto liberare la mia valvola di sfogo ho finito soltanto per accumulare. Dove ho liberato lo stress? Diciamo altrove.
Fatto sta che i tempi bene o male cambiano, e come al solito l'umanità è impegnata a cambiare ciò che non piace e a mantenere lo status quo di in ciò che piace. Mentre la mia mente bacata elucubrava quest'introduzione a un post che effettivamente non aveva contenuto, una sorta di scintilla (probabilmente l'unico neurone che accendeva un cerino per orientarsi nel buio della mia testa) mi si accendeva in testa e mi portava a riflettere sui tempi passati e sulla memoria.
Ora, cos'è la memoria? Il ricordo degli avvenimenti passati? Senza dubbio una definizione azzeccata, visto che nel concetto di memoria c'è tutto quel che nel passato si è visto o fatto, da ciò che si è mangiato la sera prima (piccolo spunto di riflessione: Quanti di voi se ne ricordano?) A ciò che si è letto un mesetto e mezzo fa in quel capitolo introduttivo di quel libro per quel dannatissimo esame che si deve dare domani. O almeno così lo studente medio spera. Ma la memoria non è solo questo. E' un insieme di sensazioni e di emozioni, un qualcosa che è in grado di risvegliare adrenalina, capace di farci sentire bene come di rattristarci, ma soprattutto la memoria è ciò che permette ad ogni uomo di essere ciò che è, nel bene e nel male.
Prendete un dittatore a caso, chessò, un Hitler per esempio. Ipotizziamo che poco prima di entrare nel futuro partito Nazionalsocialista e aver preso a metter per iscritto, senza ancora svilupparle per bene, le sue idee, avesse avuto una perdita di memoria. Irreversibile. Ipotizziamo che, dopo l'evento che l'ha portato a questa fine, sia stato raccolto e riallevato da una famiglia ebrea più umile. Cosa ne sarebbe stato del fascismo? Magari ci sarebbe stato comunque un desiderio di rivalsa tedesca, ma sicuri che sarebbe stato così devastante se non vi fosse stato a capo il Furher, magari impegnato invece a fare gli interessi economici di un gruppo di mercanti, andando ogni sabato a pregare?
La Memoria è Esperienza. E' insegnamento. La memoria è anche morale, quella che permette (ormai molto meno che più) agli uomini di convivere civilmente.
Attraverso di essa noi impostiamo la nostra educazione, il nostro modo di vivere, e facciamo tesoro delle nostre esperienze. Senza di essa saremmo degli involucri vuoti. Non è dunque la memoria uno dei fondamenti della nostra esistenza? Non è, per dire, il succo di cui si riempie il contenitore dato dal nostro animo appena venuto al mondo?
Essa ci porta a crescere, a maturare, a distinguere tra bene e male. Anche a scegliere tra le mille e mille sfumature che essi prendono, in un modo o nell'altro.
Da qui un paio di riflessioni: Primo, non dimenticare. La memoria, a partire da quella storica per finire con quella riguardante la stupidaggine che abbiamo fatto l'altra sera, ci permettono di capire molte cose, e di non sbagliare. E' vero che la vita e il mondo sono più complicati che mai oggi come oggi, ma ragionare, riflettere su ciò che ci è successo può aiutarci a trovare il modo di fare quel poco per aiutare noi stessi, e migliorare le cose nel futuro. Secondo, non pensare che tutto ciò di negativo che ci succeda ci lasci solo una striscia di risvolti pessimi ed odiosi. Spesso bisogna andare a sbattere contro le cose per capire cosa si provi a subirle. Non sempre è necessario, ma quando il dubbio è forte l'esperienza aiuta. Ed averne quel po' necessario può aiutarci ad evitare anche altri errori in futuro. Perciò gli eventi negativi sono i primi che possono aiutare a migliorarsi, a trovare soluzioni alternative, e così via. "Del senno di poi son piene le tasche", dicevano, ma quantomeno il senno di poi sarà il senno degli eventi futuri.
Rileggendo quel che ho scritto finora mi pare quasi di trovarmi ad andare contro la natura umana... ma leggevo l'altro giorno un articolo che parlava delle possibilità scientifiche di alterare e lavorare sulla memoria della gente. La cosa mi ha inquietato, e da ciò questo paio di riflessioni. Forse irrealistiche, ma spero un minimo condivisibili.
Come al solito ho scritto fin troppo, e forse ho detto meno di quel che avrei potuto. Ma dopo due ore e mezza consecutive di Statistica il cervello è quello che è!
See you soon, miei pochi lettori!