venerdì, 11 luglio 2008, ore 00:42
postato da Hyanda in musica • P.link

Ogni tanto ci vuole, e stasera, che mi sento esageratamente da De Andrè, non mi posso esimere da mettere la canzone forse più poetica che abbia scritto.

Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallaleru
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.

Gli disse portami domani,
tralalalalla tralallaleru
gli disse portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani.

Lui dalla madre andò e l'uccise,
tralalalalla tralallaleru
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.

Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallaleru
non le bastava quell'orrore,
voleva un'altra prova del suo cieco amore.

Gli disse amor se mi vuoi bene,
tralalalalla tralallaleru
gli disse amor se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene.

Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallaleru
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.

Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallaleru
gli disse lei ridendo forte,
l'ultima tua prova sarà la morte.

E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.

Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallaleru
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene

Fabrizio De Andrè - Ballata dell'amore cieco o della vanità - Tutto Fabrizio De Andrè - 1966
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lunedì, 17 settembre 2007, ore 23:42
postato da Hyanda in musica • P.link


La linea d'ombra, la nebbia che io vedo a me davanti, per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo. Mi offrono un incarico di responsabilità, portare questa nave verso una rotta che nessuno sa. E' la mia età a mezz'aria, in questa condizione di stabilità precaria, ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto, mi giro e mi rigiro sul mio letto, mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome. Il fondo del caffè confonde il dove e il come. E per la prima volta so cos'è la nostalgia, la commozione. Nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione, per ogni strappo un porto, per ogni porto in testa una canzone: è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione, senza preoccupazione, soltanto fare ciò che c'è da fare e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità, mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante, mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante. Il pensiero della responsabilità si è fatto grosso, è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato, saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto. Di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura: cosa sarò dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio, lui giovane, io vecchio, le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio:  "la vita non è facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione". Arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione. E adesso è questo giorno di monsone, col vento che non ha una direzione, guardando il cielo un senso di oppressione. Ma è la mia età, dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà. Che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto, e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera, dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera; ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare. Mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo, l'astrologia che mi racconta il cielo. Galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare, ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare. Mi offrono un incarico di responsabilità: non so cos'è il coraggio, se prendere e mollare tutto, se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare, provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare, portato questo carico importante a destinazione: dove sarò al riparo dal prossimo monsone? Mi offrono un incarico di responsabilità: domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire, getterò i bagagli in mare, studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte: e quando passerà il monsone dirò levate l'ancora, diritta avanti tutta: questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione.

La linea d'ombra - Jovanotti - Lorenzo '97

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