E' un po' che non scrivo su questo blog.
Oddio, in realtà è un po' che non scrivo in generale, una serie di avvenimenti prettamente accademici ha avuto come effetto collaterale quello di abbattere la mia ispirazione letteraria, con il risultato che laddove avrei dovuto liberare la mia valvola di sfogo ho finito soltanto per accumulare. Dove ho liberato lo stress? Diciamo altrove.
Fatto sta che i tempi bene o male cambiano, e come al solito l'umanità è impegnata a cambiare ciò che non piace e a mantenere lo status quo di in ciò che piace. Mentre la mia mente bacata elucubrava quest'introduzione a un post che effettivamente non aveva contenuto, una sorta di scintilla (probabilmente l'unico neurone che accendeva un cerino per orientarsi nel buio della mia testa) mi si accendeva in testa e mi portava a riflettere sui tempi passati e sulla memoria.
Ora, cos'è la memoria? Il ricordo degli avvenimenti passati? Senza dubbio una definizione azzeccata, visto che nel concetto di memoria c'è tutto quel che nel passato si è visto o fatto, da ciò che si è mangiato la sera prima (piccolo spunto di riflessione: Quanti di voi se ne ricordano?) A ciò che si è letto un mesetto e mezzo fa in quel capitolo introduttivo di quel libro per quel dannatissimo esame che si deve dare domani. O almeno così lo studente medio spera. Ma la memoria non è solo questo. E' un insieme di sensazioni e di emozioni, un qualcosa che è in grado di risvegliare adrenalina, capace di farci sentire bene come di rattristarci, ma soprattutto la memoria è ciò che permette ad ogni uomo di essere ciò che è, nel bene e nel male.
Prendete un dittatore a caso, chessò, un Hitler per esempio. Ipotizziamo che poco prima di entrare nel futuro partito Nazionalsocialista e aver preso a metter per iscritto, senza ancora svilupparle per bene, le sue idee, avesse avuto una perdita di memoria. Irreversibile. Ipotizziamo che, dopo l'evento che l'ha portato a questa fine, sia stato raccolto e riallevato da una famiglia ebrea più umile. Cosa ne sarebbe stato del fascismo? Magari ci sarebbe stato comunque un desiderio di rivalsa tedesca, ma sicuri che sarebbe stato così devastante se non vi fosse stato a capo il Furher, magari impegnato invece a fare gli interessi economici di un gruppo di mercanti, andando ogni sabato a pregare?
La Memoria è Esperienza. E' insegnamento. La memoria è anche morale, quella che permette (ormai molto meno che più) agli uomini di convivere civilmente.
Attraverso di essa noi impostiamo la nostra educazione, il nostro modo di vivere, e facciamo tesoro delle nostre esperienze. Senza di essa saremmo degli involucri vuoti. Non è dunque la memoria uno dei fondamenti della nostra esistenza? Non è, per dire, il succo di cui si riempie il contenitore dato dal nostro animo appena venuto al mondo?
Essa ci porta a crescere, a maturare, a distinguere tra bene e male. Anche a scegliere tra le mille e mille sfumature che essi prendono, in un modo o nell'altro.
Da qui un paio di riflessioni: Primo, non dimenticare. La memoria, a partire da quella storica per finire con quella riguardante la stupidaggine che abbiamo fatto l'altra sera, ci permettono di capire molte cose, e di non sbagliare. E' vero che la vita e il mondo sono più complicati che mai oggi come oggi, ma ragionare, riflettere su ciò che ci è successo può aiutarci a trovare il modo di fare quel poco per aiutare noi stessi, e migliorare le cose nel futuro. Secondo, non pensare che tutto ciò di negativo che ci succeda ci lasci solo una striscia di risvolti pessimi ed odiosi. Spesso bisogna andare a sbattere contro le cose per capire cosa si provi a subirle. Non sempre è necessario, ma quando il dubbio è forte l'esperienza aiuta. Ed averne quel po' necessario può aiutarci ad evitare anche altri errori in futuro. Perciò gli eventi negativi sono i primi che possono aiutare a migliorarsi, a trovare soluzioni alternative, e così via. "Del senno di poi son piene le tasche", dicevano, ma quantomeno il senno di poi sarà il senno degli eventi futuri.
Rileggendo quel che ho scritto finora mi pare quasi di trovarmi ad andare contro la natura umana... ma leggevo l'altro giorno un articolo che parlava delle possibilità scientifiche di alterare e lavorare sulla memoria della gente. La cosa mi ha inquietato, e da ciò questo paio di riflessioni. Forse irrealistiche, ma spero un minimo condivisibili.
Come al solito ho scritto fin troppo, e forse ho detto meno di quel che avrei potuto. Ma dopo due ore e mezza consecutive di Statistica il cervello è quello che è!
See you soon, miei pochi lettori!