giovedì, 07 agosto 2008, ore 20:46
postato da Hyanda in scleri, riflessioni sconclusionate • P.link

Il post di oggi andrà in onda in forma atipica, perchè lo sento riguardarmi più di quanto in questo blog non sia mai capitato.
Riflettevo, parlando con qualche vecchia conoscenza, persone fisicamente lontane, e un po' mi sono trovato ad avere timore. Di cosa? Delle responsabilità che la vita ti porta. Ma non nel modo più facile da immaginare.

Quel che temo sono le limitazioni. Sarà l'Estate, col suo solito carico di libertà, e di serate fresche che ti fanno sentir voglia di stare sempre in giro, di viaggiare, ma ho iniziato ad avere quest'enorme voglia di rivedere posti che in un modo o nell'altro mi sono stati cari, e persone con cui non ho a che fare da tempo, ma che mi hanno lasciato qualcosa, e che mi mancano.
E subito si sovrappongono troppi pensieri: lo studio da portare avanti, che gli esami sono fin da subito a settembre, quei piccoli ma necessari impegni che rischiano di essere lasciati alle spalle e non è il caso, e, immancabili, i soldi, che sembrano non aiutare mai con tutto che costa giorno dopo giorno di più.

Questa sensazione non la vedo solo in me, ma in molte persone che come me stanno iniziando a fare progetti, a vedere più chiare le prospettive per il proprio futuro. Ma è giusto così? Quel che è certo, è che tutti in un modo o nell'altro cercano di fuggirne, chi con più, chi con meno efficacia.

Io so con certezza che ora come ora ho delle responsabilità in più che mi devo prendere. Da molti punti di vista. Primo su tutti, quello personale. Ho lasciato che la mia mente vagasse molto a lungo, è arrivato il momento di rimettermi in carreggiata. Ma ciò non toglie che vorrei riuscire a coniugare nella mia vita queste intenzioni con la possibilità di guardare, in tutta la semplicità del termine, il mondo, nonchè di ridere e scherzare con amici lontani.

E, tutto sommato, questo altro non è che uno degli obiettivi della mia vita.

Il Biondo
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martedì, 22 luglio 2008, ore 15:52
postato da Hyanda in vita più o meno vissuta • P.link

E alfin dunque, si chiuse!

Una bella soddisfazione, soprattutto dopo i complicati e stancanti incontri in un ufficio di grafica (e non si può immaginare quanto sia da ringraziare Enzo per averci messo a disposizione quei meravigliosi Mac... adesso capisco perchè sono tanto apprezzati dai professionisti), aver finalmente chiuso il numero 0 di Minerva, giornale universitario su cui una redazione piuttosto inesperta (e ancora da sistemare) ha investito molto tempo.

Però, che dire, sono soddisfatto, la sento un po' anche come una "mia creatura", questo giornale.
Adesso si spera che il preside accetti il progetto e di poter lavorare un po' più "sistemati".

Incrociamo le dita.
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venerdì, 11 luglio 2008, ore 00:42
postato da Hyanda in musica • P.link

Ogni tanto ci vuole, e stasera, che mi sento esageratamente da De Andrè, non mi posso esimere da mettere la canzone forse più poetica che abbia scritto.

Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallaleru
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.

Gli disse portami domani,
tralalalalla tralallaleru
gli disse portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani.

Lui dalla madre andò e l'uccise,
tralalalalla tralallaleru
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.

Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallaleru
non le bastava quell'orrore,
voleva un'altra prova del suo cieco amore.

Gli disse amor se mi vuoi bene,
tralalalalla tralallaleru
gli disse amor se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene.

Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallaleru
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.

Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallaleru
gli disse lei ridendo forte,
l'ultima tua prova sarà la morte.

E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.

Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallaleru
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene

Fabrizio De Andrè - Ballata dell'amore cieco o della vanità - Tutto Fabrizio De Andrè - 1966
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mercoledì, 09 luglio 2008, ore 11:04
postato da Hyanda in scleri, vita più o meno vissuta • P.link

E dunque all'insegna del sano esaurimento si chiude la sessione di esami di luglio (abbastanza presto tra l'altro).
Un'unica cosa: è mai possibile che uno prenda un gran voto ma debba essere ripetutamente mandato a quel paese da più persone? SUA MADRE su tutte?
Ok, è vero che nei giorni precedenti ero stato piuttosto lamentoso, abbastanza pessimista e davo cenni di nervosismo parecchio evidenti; ma dopotutto si trattava di un esame bello grosso, e il risultato è valso (ed è stato anche figlio, d'altronde) dell'esaurimento.

E allora ditemi voi se è giusto che invece di dei sani complimenti genitoriali devo passare per il disgraziato della situazione!
Che vita ingiusta...
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domenica, 29 giugno 2008, ore 15:04
postato da Hyanda in riflessioni sconclusionate • P.link

Cioè, rendiamoci conto.
Sono tornato a scrivere qua sopra.
Ora, i miei pochissimi e decisamente estemporanei lettori (come dar loro torto?) si chiederanno quali riflessioni di profondità infinita stia per esprimere qua sopra. O quali idiozie immani. Che poi la differenza tra le due cose è spesso minima, si sa.

Ma basta con le autogiustificazioni, veniamo al reale motivo di questo post:
Che fare di questo blog?
Ebbene si, un classico esempio di autoreferenzialità della scrittura, un vero e proprio caso di utilizzo metalinguistico dello strumento del blog (e questo a dimostrazione che Semiotica, almeno un po', l'ho studiata).
Cerchiamo di essere razionali e spieghiamo per punti quel che solitamente non scrivo:
- I fatti miei, perchè puntualmente poi si scatenano casini infiniti, come altri blog di mia conoscenza hanno spesso dimostrato, e vorrei evitare di avere gente che mi punta un coltello alla gola (non che abbia scheletri nell'armadio, ma ci vuol poco a travisare...)
- I miei scleri, perchè la scrittura tende ad essere lo strumento migliore che abbia per le lamentele, e diventerebbe un ottimo strumento per arrivare alla decisione di tagliarsi le vene da parte di qualsiasi depresso (e tra l'altro non che il periodo sia adattissimo, visto che tendo a volere la testa di chiunque abbia la disgrazia di incrociare in maniera non consona il mio cammino ultimamente)
- Commenti su quel che succede nel mondo, perchè lo fanno tutti e contestualmente non mi sembra lo strumento migliore (e dire che ho velleità da giornalista... forse è il caso che mi organizzi al riguardo)

Insomma, praticamente ho escluso a priori il 90% dell'attività tipica dei blogger, finendo per lasciare questo spazio a se stesso per qualche commento sporadico tendenzialmente riguardante fatti che non hanno grande rilevanza con gli argomenti trattati (non che ci sia qualcosa di male in questo eh! La critica è direttamente per il sottoscritto).
Mmm. Sono diventato lamentoso di nuovo. Non lo faccio apposta, giuro!
Vabbè. Dimentichiamo tutte le cose negative e cerchiamo di guardare ad un mondo migliore.
Cosa posso fare di buono col blog?
- Cercare di esaminare le cose da un punto di vista più ampio, e magari aggiungere un po' di ironia alla vita di tutti i giorni, che in periodo d'esami soprattutto tende a virare verso la noia profonda
- Ogni tanto scrivere un buon commentario di quel che succede nel mondo, tanto per entrare nell'ottica globale bloggistica del "ognuno può dire la sua"
- Scrivere qualcosa, nel senso più generico del termine, e sperare che qualcuno abbia il coraggio di apprezzarla. Su su, abbiate questo coraggio! Non mordo, e giuro che non vi farò leggere l'opera magna di 3500 pagine su cui lavoro da 10 anni (tanto non esiste)
Il che è già qualcosa...
Su su, voi che avete un minimo di idea di con chi avete a che fare, esprimetevi:
cosa vorreste che il Biondo scriva nel tentativo di rinnovare la sua versione blogger?

Apertura ad ogni suggerimento...
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lunedì, 11 febbraio 2008, ore 20:13
postato da Hyanda in vita più o meno vissuta • P.link

STANCHEZZA

e mi scuso per l'assenza più reiterata che mai.
Il mondo ha preso a girarmi un po' troppo velocemente intorno negli ultimi tempi
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giovedì, 18 ottobre 2007, ore 23:32
postato da Hyanda in riflessioni sconclusionate • P.link

Collegamenti sinapsici Down. E non solo quelli.

La prima (quasi) settimana di università è andata. Risultati principali? Come mi faceva notare uno dei miei osti di fiducia mentre cercava di interpretare un'ordinazione particolarmente sconclusionata, si è accellerato il processo di fusione delle mie già agonizzanti cellule cerebrali.

In sintesi, sono stanco morto. Ma non male davvero devo dire, mi diverto. A parte l'euforia paradossa di sapere di dover dare un esame guardando spezzoni di reality (oddio...) e di telefilm (yeah!), e la consapevolezza che aver fatto economia un minimo di vantaggio me l'ha dato: la capacità di capire, nonostante le tre ore precedenti di sociologia, i deliri semimatematici del professore di Economia Politica. Per la serie, fare delle brutte esperienze comunque qualcosa di utile.

Per questa prima settimana di universitè ringraziamenti particolari a: il trio Acerrano che mi sopporta mentre mi trascino in giro con loro, Sabrina idem con patate (più i miei ritardi la mattina), Laura e Anna Maria che mi sorbiscono prima delle ore di Economia, Otello, il gatto più lento che abbia mai visto, ma soprattutto la masnada dei sosia: Signorini 1 e 2, Sylar, Ugly Betty (pur di avere quei posti ti elimineremo!), il Prof. "Uomo duttile" Scognamiglio, Doraemon, Franky Hi NRG (anche se in aula lo conosco solo io... il cantante intendo), ma soprattutto Checco Zalone e Kakà, ai quali qualcuno prima o poi andrà a chiedere un autografo. Spero di non aver dimenticato nessuno, e soprattutto che nessuno decida di prendermi a tranvate sui denti per questo sclero paradosso.

Si vede che lo stato di fusione è a livello critico, eh?

See ya!

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giovedì, 04 ottobre 2007, ore 23:15
postato da Hyanda in scleri, riflessioni sconclusionate • P.link

Change!

E tempo di immani cambiamenti, con il nuovo orario dei corsi universitari. Con un immane ritardo (e si prospettano tempi duri per alleggerirlo) ricomincia la mia carriera universitaria. Non da 0, si spera, ma dipende molto dai parrucconi del consiglio universitario (me li vedo ad osservare il mio scarno curriculum con sguardi penetranti. Chissà se mi fischieranno le orecchie). Da uno o due, diciamo.

Dunque, si riparte da uno o due con l'università, e con essa si cerca di ritrovare un senso agli sbattimenti della vita (come sono filosofico), nonchè, ma questo al di fuori dell'ambito universitario, un modo per ridurre il Girovita, che fa troppo 22enne nullafacente sbracato in poltrona. Cosa che fin'oggi son stato, tra l'altro

Fatemi tutti quanti l'in bocca al lupo (se volete anche qualche in culo alla balena, anche se l'ho sempre trovato un filo più rischioso), e pregate che riesca a sopravvivere all'incasinata ridistribuzione dei corsi (se siete miei nemici probabilmente spererete non sopravviva. Beh, andate al diavolo!), che allego qui di seguito. Anzi no, mi scoccio di scriverla.

Au revoir, mondo!

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lunedì, 17 settembre 2007, ore 23:42
postato da Hyanda in musica • P.link


La linea d'ombra, la nebbia che io vedo a me davanti, per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo. Mi offrono un incarico di responsabilità, portare questa nave verso una rotta che nessuno sa. E' la mia età a mezz'aria, in questa condizione di stabilità precaria, ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto, mi giro e mi rigiro sul mio letto, mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome. Il fondo del caffè confonde il dove e il come. E per la prima volta so cos'è la nostalgia, la commozione. Nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione, per ogni strappo un porto, per ogni porto in testa una canzone: è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione, senza preoccupazione, soltanto fare ciò che c'è da fare e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità, mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante, mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante. Il pensiero della responsabilità si è fatto grosso, è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato, saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto. Di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura: cosa sarò dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio, lui giovane, io vecchio, le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio:  "la vita non è facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione". Arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione. E adesso è questo giorno di monsone, col vento che non ha una direzione, guardando il cielo un senso di oppressione. Ma è la mia età, dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà. Che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto, e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera, dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera; ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare. Mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo, l'astrologia che mi racconta il cielo. Galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare, ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare. Mi offrono un incarico di responsabilità: non so cos'è il coraggio, se prendere e mollare tutto, se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare, provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare, portato questo carico importante a destinazione: dove sarò al riparo dal prossimo monsone? Mi offrono un incarico di responsabilità: domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire, getterò i bagagli in mare, studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte: e quando passerà il monsone dirò levate l'ancora, diritta avanti tutta: questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione.

La linea d'ombra - Jovanotti - Lorenzo '97

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lunedì, 17 settembre 2007, ore 23:41
postato da Hyanda in riflessioni sconclusionate • P.link

Il bisogno di raggiungere risultati sempre maggiori, da dove viene?

Cos'è quell'impulso che ci spinge a cercare nuove mete, a trovare nuove strade, a migliorare... Trovare risposte, che portano a nuove domande, in una ricerca che sembra infinita.

Cos'è quest'impulso che porta l'umanità a crescere, ad evolversi, e a trovare nuove soluzioni ad ogni problema, che ci ha reso quel che siamo e che forse un giorno, neanche troppo lontano pare, ci distruggerà?

Il concetto di destino è sempre stato qualcosa di molto fumoso, ma non è difficile capire il perchè sia così sentito. C'è una meta a tutto questo? C'è una fine a questa strada? E se si, cosa c'è?

 

Ah, i quesiti esistenziali... (ah, le generalizzazioni in grande)

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